alahambra

Anemoni giapponesi

Nonostante siano generalmente conosciuti come Anemoni giapponesi, l’Anemone hupehensis, l’Anemone vitifolia e l’A. tomentosa, i progenitori delle nostre varietà da giardino, non sono originari del Giappone ma della Cina centrale e sud-occidentale e della regione himalayana. Fu Philipp Franz von Siebold che per primo ammirò degli esemplari che erano sfuggiti alla coltivazione e si erano rinaturalizzati ad attribuirne erroneamente la provenienza al Giappone.


Gli Anemoni giapponesi si diffusero in Europa a metà ‘800 grazie anche a Robert Fortune, grande ‘cacciatore di piante’ che introdusse nel giardino della Horticoltural Society a Londra l’A. hupehensis var. japonica. Questa varietà, caratterizzata da tepali molto più numerosi e sottili rispetto alla specie tipo, fu subito oggetto di incroci e ibridazioni da parte di vivaisti francesi e inglesi ma furono i coltivatori tedeschi che crearono, fino agli anni fra le due guerre mondiali, la maggior parte delle varietà oggi conosciute. Un po’ dimenticati dai giardinieri fino a pochi anni or sono, si assiste oggi a un nuovo interesse per queste piante anche in funzione del loro carattere informale ed elegante, adattissimo al giardino ‘naturale’. Gli anemoni giapponesi sono erbacee perenni rizomatose con fusti ramificati alti fino a 90 cm. Sono dotati di foglie basali divise in tre segmenti e solo 3-4 foglie superiori. I fiori sono raccolti in ombrelle e possono avere 5-6 tepali quasi rotondi nelle varietà derivate da A. hupehensis oppure 20-30 tepali più stretti e allungati nelle cultivar derivate da A. hupehensis var. japonica.


I cespugli degli anemoni giapponesi restano bassi e fitti fino a metà estate quando si cominciano a levare i fusti eretti e sottili, alti da 60 a 90 cm a seconda delle varietà, che portano i boccioli florali.


I fiori, con centro giallo costituito dagli organi riproduttivi, non sono circondati da veri e propri petali ma da tepali, foglie modificate, colorate con tutte le tonalità dal bianco al rosa intenso al porpora e al magenta. Dopo la fioritura, con l'arrivo del freddo, la parte aerea della pianta secca; l’anemone entra in riposo vegetativo fino alla primavera successiva quando spunteranno le nuove foglie e ricomincerà il ciclo. Questa pianta dalla coltivazione molto facile generalmente tende ad allargarsi molto, fiorendo con maggiore abbondanza a partire dal secondo anno dopo la messa a dimora.


Gli anemoni giapponesi ibridi, sono somiglianti ad A. hupehensis, ma molto più robusti e di norma assai più alti (fino a 140 cm). I primi ibridatori che lavorarono su A. hupehensis var. japonica e A. vitifolia furono Pfitzer in Germania e Lemoine in Francia. I numerosi ibridi hanno fiori semplici o doppi, con colori che vanno dal bianco al cremisi scuro.


Esposizione:

questi anemoni si sviluppano al meglio in posizioni parzialmente soleggiate, anche se non disdegnano la mezz'ombra, soprattutto alle latitudini più meridionali e nei periodi caldi dell'anno. Per non veder rovinati gli steli florali è bene porli al riparo dai venti. Normalmente non temono il freddo, temperature invernali anche piuttosto rigide non rappresentano un problema, anche se in caso di eventuali geli prolungati e in montagna, sarebbe bene ripararli nel primo anno d’impianto con un buono strato di pacciamatura. Se tutte queste condizioni vengono osservate, gli anemoni si propagano a volte anche in modo esagerato, ma se, per esempio, il suolo è troppo arido, è possibile che stentino o addirittura muoiano. Trascorso il primo anno, per la coltivazione non sorgono più difficoltà, anzi può essere opportuno dare un limite alla loro facilità nel diffondersi a scapito di altre piante. Consigliamo di eliminare le foglie più vecchie di tanto in tanto, ma soprattutto quelle secche alla fine del ciclo vegetativo. whirlwind


Terreno:

gli anemoni giapponesi preferiscono terreni neutri o leggermente alcalini (pH vicino a 7), ricchi e ben drenati, molto sciolti e soffici; tuttavia fioriscono in abbondanza e si sviluppano vigorosamente anche in condizioni non ottimali. Prima di porli a dimora è bene comunque lavorare il terreno e mescolarvi dello stallatico ben maturo e del terriccio soffice. Annaffiature: non necessitano di annaffiature eccessive, e sopportano brevi periodi di siccità senza alcun problema. Bisogna tuttavia ricordare che in natura vivono su terreni umidi e che hanno radici superficiali, per cui, sebbene di solito si accontentino delle piogge, è bene annaffiare in periodi particolarmente secchi da marzo a ottobre. In inverno la pianta va in riposo vegetativo e non è quindi necessario annaffiarla. In primavera è opportuno fornire del concime granulare a lenta cessione per piante fiorite o del concime organico ben decomposto.


Moltiplicazione:

i cespi di anemoni si dividono con facilità in primavera per ottenere nuove piante da porre direttamente a dimora. Le varietà non ibride si possono propagare anche per seme, a fine estate; le giovani piante andranno poste a dimora dopo almeno un anno da quando hanno germinato, per evitare che l'inverno le rovini quando sono ancora troppo delicate; volendo è possibile seminare direttamente a dimora all'inizio della primavera, i fiori sbocceranno la primavera successiva. In ogni caso prima di seminare è bene tenere i piccoli semi in frigorifero per 5-6 settimane.


Parassiti e malattie:

difficilmente gli anemoni vengono attaccati da parassiti o da malattie; in annate con estati particolarmente umide e piovose possono esserci attacchi fungini alle foglie e ai fusti che si manifestano con arricciamenti e annerimenti del margine fogliare e seccume dei piccioli. Quasi sempre sono sufficienti un paio di trattamenti con fungicidi antibotritici. A volte si possono avere attacchi da parte di oziorrinchi o di lumache che si cibano delle foglie ma quasi sempre senza creare grossi danni; gli anemoni sono sempre molto rapidi ad emettere nuove foglie e germogli e rimpiazzare quelli mangiati.